L'Ardizzone Gioeni raccontato dal "Cinema"

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Un "cinema senza immagini" in cui il suono vince sulla forza espressiva dell'esteriorità. Parliamo di "Blind Morning", un film, per la regia di Massimiliano Coppola e Daniele Consoli, autori del soggetto e della sceneggiatura, presentato dall'istituto ardizzone gioeni di Catania e dall'Atlantide Film, prodotto dallo stesso Consoli.
Il titolo rimanda all'episodio in cui la protagonista ha un incubo dal quale dopo aver sognato - così sembrerebbe - di essere cieca, si risveglia in preda a una crisi, spalancando porte e finestre. Peculiarmente, una sorta di ossimoro scelto per evidenziare la compresenza di elementi quali visione/non visione, luce/oscurità e, di conseguenza, la capacità di comprendere all'infuori della luce o del buio.
«Un progetto cinematografico - spiega Consoli -, cardine delle celebrazioni in vista del centenario dell'ardizzone gioeni il prossimo 30 maggio, data che coinciderà con la prima proiezione. Assieme al regista Coppola, su richiesta del presidente dell'ente, Gianluca Rapisarda, racconteranno una storia di finzione concepita all'interno dell'istituto per porre l'accento sul valore dell'attività svolta, nel corso della sua lunga storia, a beneficio di ciechi e ipovedenti». Elaine Bonsangue darà il volto alla protagonista.
Qual è, in sintesi, la trama?
«Due donne in due epoche diverse, la nostra e quella di fine Ottocento. Elaine interpreta due ruoli. Nel 2011 insegna espressione visiva nell'istituto in questione, nel passato è una borghese del diciannovesimo secolo che gioeni tenta di guarire dalla cecità. Una è non vedente, l'altra insegna "a vedere" mediante l'espressione audiovisuale. Donne divergenti. Una suggerisce a gioeni la dignità del non vedente, l'altra ne raccoglie le proposte e le applica". Un progetto ambizioso.
Con quali modalità realizzerete un "cinema senza immagini"?
«Attraverso il racconto sonoro che può dirsi cinema quando l'audio lascia la suggestione del racconto. Il nostro film sarà fruibile anche dagli ipovedenti e dai normodotati, pertanto avrà due livelli di lettura intercambiabili e complementari».
Come dire che l'immagine, sfuggente, va a costruirsi nell'intelletto?
«È un cinema con un'immagine latente, possibile, probabile, ma non univoca: quella cioè che ciascun non vedente realizza nella propria mente. Con la tecnologia binaurale, a cura di Franco Russo che, basata sulla fisiologia dell'udito umano, consente di effettuare, su una comune traccia stereo, le riprese audio dal suono con modalità assolutamente naturale, renderemo il racconto in tre dimensioni così da consentire al non vedente di essere dentro lo spazio in cui si svolge l'azione. Ciò non vuol dire che faremo un cinema senza immagini; ricordiamoci che ci sono anche gli ipovedenti con patologie sempre differenti e con gradi di percezione altrettanto diversi. Per i vedenti quello video sarà il secondo livello di lettura che, inevitabilmente, si scontrerà con il principale: l'audio».
Dunque l'aspetto sonoro acquista forza espressiva superiore all'immagine prescindendo dalla musica?
«Esatto. Realizzeremo l'audio e solo in un secondo momento aggiungeremo le immagini. Vogliamo creare una cineteca per non vedenti. L'audio dei rumori, dei suoni, dei dialoghi sarà in primo piano rispetto alla musica che è sì espressiva, ma astratta».
Un lavoro complesso, con la partecipazione degli utenti dell'istituto che, oltre al film, compendia la realizzazione del documentario "Marking the light" intitolato alla memoria di Tommaso ardizzone gioeni, fondatore dell'istituto…
«Attraverso il laboratorio sperimentale di disegno per i non-vedenti, diretto da Luca Pulvirenti, gli utenti esploreranno le relazioni tra rappresentazione visiva e tattile. La missione è creare un terreno di confronto senso-relazionale. La produzione di elaborati audio-visivi e la documentazione della ricerca sul campo, costituiranno il materiale di studio sul fenomeno, trovando così un ruolo distintivo all'interno della narrativa del video. Inoltre per realizzare gli audiotitoli di testa stiamo organizzando corsi di rap per ciechi che oltre a essere un omaggio al mezzo radiofonico hanno anche funzione demistificante».


 

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